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Frantoio ipogeo,
particolare sito in Marina di Ugento.
I
Frantoi Ipogei
La coltivazione dell’olio fu introdotta in Puglia nel
lottano 1200 e da allora la produzione e il commercio
dell’olio hanno assunto sempre maggiore rilevanza
nell’economia della regione Puglia. Nel Salento in
particolare, è collocata la metà dell’estensione
olivicola pugliese, circa 25 milioni di olivi. L’olio
più pregiato è certamente l’extravergine, che richiede
una lavorazione impegnativa, a iniziare dalla raccolta,
che va fatta a mano, cercando di evitare che le olive
cadano a terra. Numerosi frantoio ipogei, costruiti
sotto terra, testimoniano questa antica tradizione. Una
volta raccolte le olive, il contadino le portava presso
il frantoio, ed attraverso un foro per terra scaricava
le sue olive in una stiva che avrebbe portato il suo
nome, per riconoscere il proprietario delle stesse
olive.
Una volta riempita la vasca , spettava al nocchiere dare
l’ordine per la molitura. La terminologia marinara non è
casuale: come se partissero per un viaggio, i lavoratori
scendevano, quasi fosse una città sotterranea, ad
ottobre, ed uscivano solo in aprile; ciò accadeva
soprattutto per evitare il contrabbando del prezioso oro
verde. Facendo un paragone un litro equivaleva al
salario mensile di un lavoratore. Entrati in disuso i
frantoi ipogei furono interrati per allontanare gli “
scazzamurrieddhi”, folletti che, secondo la fantasia
popolare erano diventati gli inquilini scomodi. Essi
all’interno dei frantoi si manifestavano attraverso
vapore acqueo, fenomeno spiegabile per via della
notevole escursione termica fra il sotto suolo e la
superficie. |