Sono
queste pietre, insieme con altre
originalissime costruzioni come i forni, i
frantoi ipogei di Vernole, di Sternatia, di
Copertino, di Cutrofiano, di Morciano di
Leuca, di Gallipoli e di Galatina, le torri
colombaie, le neviere di Lecce, di Trepuzzi,
di Calimera, di Acaja, le pozzelle, i
cisternoni, i trulli ad ogiva di Specchia,
di Otranto, e di Borgagne, i pagliari di
Calimera e di Martano, i ripari a gradoni
del Capo di Leuca, gli apiari, i fantasiosi
pozzi artesiani e le migliaia di ripari
stagionali in pietra disseminati in ogni
angolo della provincia, a creare quella
civiltà del bianco che è il vero, unico e
definitivo elemento discriminante del
Salento in tutto il mondo. Bianco, eredità
greca e mediterranea, che trova nelle pietre
(dalle architetture primordiali fino a
quelle religiose, civili e militari) la sua
più stupefacente e sempre viva
interpretazione.
Trullo
I trulli
(dal greco tardo τρούλος, cupola) sono antiche
costruzioni in pietra a secco, coniche, di origini
protostoriche tipiche ed esclusive della Puglia
centro-meridionale. Nonostante nelle zone di sviluppo
dei trulli si rinvengano reperti archeologici di epoca
preistorica, o fondazioni di capanne in pietra risalenti
all'età del bronzo, non esistono trulli particolarmente
antichi: questo sarebbe giustificato dal fatto secondo
cui piuttosto che provvedere alla riparazione dello
stesso in caso di dissesto, si preferiva abbatterlo e
ricostruirlo per motivi economici, riutilizzandone il
materiale.
I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno
sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso
dell'altopiano pugliese della Murgia.
I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio
mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
Struttura
I trulli possono essere
annoverati tra gli esempi ancestrali di prototipo delle
costruzioni modulari che nel XX secolo, con
l'affermazione dell'Architettura razionalista, avrebbero
avuto il loro exploit.[senza fonte] Essi possono essere
composti da un vano semplice (modulo unitario), oppure
dall'accostamento di più ambienti (moduli), che in
genere vengono aggiunti per gemmazione attorno al vano
centrale.
L'unità costruttiva modulare del trullo presenta una
pianta di forma approssimativamente circolare, sul cui
perimetro si imposta la muratura a sacco di spessore
molto elevato. Questa soluzione, da un lato restringe
enormemente gli spazi interni, ma dall'altro, unita alla
quasi totale assenza di aperture ad esclusione della
porta d'ingresso e, raramente, di un piccolissimo foro
in alto dotato di finestrino per garantire un minimo
ricambio di aria all'interno, ne fa un interessantissimo
esempio "ante-litteram" di bioedilizia passiva. Il
grande spessore delle murature, unito al ridottissimo
numero e dimensionamento delle aperture (spesso solo la
porta di ingresso e al massimo il piccolissimo
finestrino quadrato che fa da sfiato ai ridottissimi WC
ricavati all'interno per esigenze igieniche nel secondo
dopoguerra) ne assicura una elevatissima inerzia
termica, il che garantisce una buona conservazione del
calore all’interno durante l'inverno e le giornate più
fredde, così come in estate conserva il fresco che le
murature stesse hanno accumulato durante la stagione
fredda e che cederanno a poco a poco fino alla seconda
metà del mese di agosto, quando, per effetto
dell'inversione termica, si verifica una sensazione di
maggior calore all'interno che non all'esterno.
Le murature portanti, edificate così come descritto,
vengono completate da una pseudo-cupola che ne
costituisce la copertura. Questa consiste in una
struttura autoportante – nel senso che non necessita di
centinatura – costituita da una serie concentrica di
lastre orizzontali disposte a gradini rientranti sempre
più, man mano che si va verso l'alto, in cui ogni giro
completo è staticamente in equilibrio con quelli
inferiori. Questo strato interno di lastre calcaree di
maggiore spessore, dette chianche, è completato da
quello esterno, costituente il vero e proprio tetto, in
lastre più sottili, dette chiancarelle, terminante in
una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi
lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o
scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di
copertura[senza fonte].
Si pensa che inizialmente l'intera costruzione fosse
costituita dalla sola cupola, ma oggigiorno non si hanno
conferme né smentite in tal senso.
Collocazione geografica Un trullo
della Murgia nord-occidentaleL'altopiano della Murgia,
per la sua stessa natura geolitologica a matrice
essenzialmente calcarea, ha fornito la possibilità agli
ingegnosi costruttori delle epoche più remote di
progettare e tramandare fino ai nostri giorni queste
costruzioni. Il territorio in cui più importante è la
presenza dei Trulli si identifica geograficamente con la
Valle d'Itria, dove dono chiamati casiedde (dal latino
casella, piccola casupola, capanna). Qui la città di
Alberobello (BA), avendo un intero quartiere,
coincidente con il centro storico cittadino, edificato
integralmente con queste costruzioni, rappresenta a
tutti gli effetti la "Capitale dei Trulli". Altre aree
in cui particolarmente diffuso è questo tipo di
costruzione sono le zone rurali e/o periferiche delle
cittadine limitrofe Locorotondo, Castellana Grotte,
Noci, Putignano, Bitonto e Monopoli in provincia di
Bari, Martina Franca in Provincia di Taranto; Cisternino,
Villa Castelli, Ostuni, Fasano, Selva di Fasano, Ceglie
Messapica e Francavilla Fontana in Provincia di
Brindisi, che costituiscono la cosidetta Murgia dei
Trulli, ossia un territorio omogeneo per la diffusione
dei trulli, la popolazione sparsa nelle campagne e la
polverizzazione fondiaria. Nelle campagne circostanti a
questi centri urbani negli ultimi decenni del XX secolo
si è ampiamente diffusa la cultura del recupero e riuso
dei manufatti antichi che connotano tale area, tanto da
renderli appetibili ad un turismo stanziale ad alto
livello che ha portato investitori stranieri, per lo più
inglesi ad acquistare tenute di dimensioni considerevoli
e spesso a trasferirvisi anche per diversi mesi
all'anno. Costruzioni simili sono presenti anche nella
zona costiera dell'altopiano della Murgia pugliese, a
partire dai territori di Monopoli e Polignano a Mare
fino all'incirca a Barletta - rimanendo lungo la costa -
e fino ad addentrarsi nell'entroterra dei Comuni della
Murgia Nord-occidentale (Bari); tali costruzioni più
vicine al mare ed utilizzate per altri scopi, presentano
evidenti particolari architettonici differenti da quelli
dei trulli propriamente detti, primo fra tutti la
tipologia costruttiva della volta che è centinata e non
più costituita dal conoide autoportante caratteristico
del Trullo.
Anche nel Nord-Barese, nella Murgia Nord-Occidentale, si
rinvengono numerose costruzioni a trullo. Queste
venivano soprattutto utilizzate dai pastori, come
ricoveri temporanei, e dagli agricoltori come depositi
di attrezzi oltre che come riparo da improvvisi eventi
meteorici. Alcuni sono di fattura molto pregiata e non
si esclude che in talune epoche possano aver rivestito
ruoli importanti nella difesa del territorio dalle
incursioni saracene, altri invece molto più semplici.
Altri tipi di trulli, detti anche "pajare", sono molto
diffusi nei territori di Lizzano, Torricella, Sava e
Maruggio ma un po' in tutto il Salento. Per la
costruzione della tipica struttura pugliese venivano
utilizzate pietre calcaree del posto, il cui utilizzo ne
implicava la rimozione dai campi, laddove impedivano la
coltivazione. A ciò si deve l'esistenza di numerose
tipologie costruttive, le quali dipendendo molto dal
tipo di pietra rinvenuta (a chianca, tondeggiante, più o
meno facilmente lavorabile, ecc.), variano anche nel
raggio di pochi chilometri.
Utilizzo del trullo
Il trullo nasce come
tipica costruzione contadina in cui, a prescindere dalle
diverse teorie sulle motivazioni storiche che hanno
portato alla sua diffusione in questa particolare area
che è la Valle d'Itria, il cozzaro (ovvero colui che
coltivava la terra del padrone) poteva avere un
giaciglio dove dormire e tenere gli attrezzi del campo.
I lettini (generalmente semplici pagliericci poggiati
sul pavimento) dei bambini erano collocati in alcove
ricavate in nicchie, generate per gemmazione dalla
muratura del trullo principale e separate da questo
tramite tende, che sopperivano, dati gli spazi angusti,
alla funzione delle porte.
Dal punto di vista dell'utilizzo degli spazi interni, il
trullo è nato con un solo piano abitabile, quello
terreno (l'unica eccezione di un trullo a due piani è il
così denominato Trullo Sovrano, presumibilmente
edificato nell'Ottocento a scopo di promozione
turistica). Tuttavia, per un migliore utilizzo degli
angusti spazi, man mano che le famiglie crescevano
spesso si ricorreva alla soppalcatura di uno o più vani
allo scopo di allocarvi i giacigli per i figli oppure di
adibirli a ripostigli celati allo sguardo dei visitatori
occasionali.
Interno di un trullo restaurato, con travi a vista prive
di funzione strutturaleAlcune travi di legno, disposte
trasversalmente in alto e tuttora visibili in alcuni
trulli, non hanno mai avuto funzioni strutturali ma
hanno assolto piuttosto la funzione di appendere
vivande, provviste, stoviglie, attrezzi, in modo tale da
tenerli ben sollevati da terra,[senza fonte] soprattutto
quando il pavimento era ancora in terra battuta[senza
fonte] e veniva spesso condiviso, con grande
promiscuità, da persone e animali domestici[senza
fonte].
Lo spazio davvero ristretto e la poca luce proveniente
da quella che spesso era l'unica apertura, l'uscio
dell'ingresso, ha determinato l'adozione praticamente
generalizzata di un accorgimento elementare ma efficace
per dare agli ambienti profondità e luminosità allo
stesso tempo: l'utilizzo di mobili dotati di almeno uno
specchio (a tutt'altezza o come specchiere su credenze),
collocati esattamente in posizione frontale all'entrata
di ciascun trullo.
Retro del Trullo sovrano, l'unico costruito a due
pianiSi pensa che in origine i Trulli fossero stati
ideati in questo particolare tipo di modalità
costruttiva per evadere il pagamento delle tasse sulle
case. Ci sono varie teorie in proposito. Una di queste
afferma che i Trulli venivano usati per comunicare
mediante segnali di fumo l'arrivo di eventuali
controlli; in quel caso venivano letteralmente
scoperchiati, in attesa di essere ricostruiti una volta
passato il pericolo. Una diceria popolare vuole che
nell'approssimarsi della venuta del padrone che chiedeva
il pagamento del dazio per la residenza nel terreno, ai
cozzari bastasse tirare via una sola pietra per far
crollare tutta la costruzione, facendo apparire il tutto
come un semplice cumulo di pietre.