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Se il vostro
mondo è a misura
di automobile, "Cars"
è il film per
voi. Certo, è
una pellicola
d'animazione,
concepita
originariamente
per intrattenere
un pubblico in
prevalenza
infantile. Ma
noi, che
l'abbiamo visto
in anteprima,
possiamo
assicurarvi che
qualsiasi adulto
mediamente
appassionato di
auto non
riuscirà a
staccarsi dalle
immagini sino
all'ultimo
fotogramma.
Perché tutto, in
questo film
Disney-Pixar, è
fatto a uso e
consumo delle
auto. Sono le
protagoniste
assolute, che
parlano,
gesticolano,
provano
sentimenti,
raccontano
storie, sgommano
via e si
divertono: non
ci sono figure
umane in tutta
la pellicola, ma
soltanto
automobili, per
così dire,
umanizzate.
Il protagonista,
Saetta McQueen,
giovane e
brillante
campione delle
corse americane
di stock car, si
perde mentre
viaggia verso la
California, dove
si disputerà la
gara decisiva
del campionato
che vuole
vincere. Un
colpo di sonno e
il contributo
maligno di
qualche
"cattivo" che
veste i panni
del tuning, e
McQueen scivola
dal gigantesco
camion che lo
trasporta e
accudisce
amorevolmente,
per perdersi nel
nulla. O,
meglio, per
perdersi in una
cittadina
desolata nel
deserto,
Radiator Springs,
lungo la
mitica Route 66:
oggi la strada è
in disuso,
perché i
viaggiatori
privilegiano le
nuove e più
veloci highway a
quattro o sei
corsie, e il
paesino, con i
suoi simpatici
personaggi,
giace nel
semi-abbandono.
Nella quiete
della cittadina
di provincia,
dove passa del
tempo scontando
una condanna
inflittagli dal
burbero giudice
(impersonato da
una Hudson "Hornet"
del 1951, con la
voce profonda,
nella versione
originale, di
Paul Newman),
McQueen riscopre
valori
dimenticati
nella frenesia
della vita
moderna:
l'amicizia, la
calma, la
bellezza della
natura, forse
l'amore per una
civettuola
Porsche "911",
ribattezzata
Sally Carrera.
Una lezione di
vita che il
giovane si
porterà dietro
per sempre e che
condizionerà il
finale della
vicenda
cinematografica.
Fra le tante
auto presenti
nel film, la
maggior parte
americane,
quelle a noi più
conosciute sono
un pulmino
Volkwagen
tardo-hippie (un
simbolo per la
generazione
anticonformista
californiana) e,
soprattutto,
Luigi, una Fiat
"500" gialla che
recita alla
perfezione il
ruolo di un
gommista
italo-americano
innamorato pazzo
della Ferrari.
Vivrà il suo
momento di
felicità, quando
un fiammante
bolide di
Maranello verrà
a fargli visita,
rivolgendogli la
parola con la
voce di Michael
Schumacher! |
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Per i cinema
italiani, molti
piloti americani
che prestano la
voce ai
personaggi sono
stati sostituiti
da altri
"colleghi" più
vicini a noi: da
Trulli a
Fisichella, da
Zanardi a Ivan
Capelli; fra gli
attori
professionisti,
spiccano i nomi
di Sabrina
Ferilli (la
seducente Sally
Carrera) e di
Pino Insegno.
Insomma, il
film, nel suo
genere, ci è
piaciuto.
L'animazione
digitale è
eccezionale,
l'accuratezza
delle
ricostruzioni
straordinaria,
il divertimento
assicurato;
forse la trama
non spicca per
originalità,
forse s'indulge,
com'è costume
americano, nel
buonismo,
nell'esaltazione
dei bei tempi
andati e nel
sentimentalismo.
Però, ognuno può
trarne quello
che più gli
interessa: gli
spettatori più
piccoli si
appassioneranno
alle vicende di
McQueen senza
patire troppo
(non ci sono
aspetti
traumatici per i
protagonisti);
gli adulti
appassionati di
auto, invece, si
divertiranno a
riconoscere i
modelli, a
cogliere i
particolari
(come il profilo
delle montagne
che riprende
quello delle
"pinne" delle
Cadillac) e
anche ad
apprendere
qualche lezione
di vita e di
guida: McQueen,
che corre sugli
ovali, non
sapeva cosa
fosse il
controsterzo...
Per tutte le
immagini,
copyright Walt
Disney Pictures/Pixar
Animation
Studios. All
rights reserved.
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